Nel cuore della città, tra le pieghe di un teatro che da anni ospita linguaggi irregolari e sperimentazioni artistiche, sta per aprirsi un luogo diverso. Lo chiamano Barri Gòtic. Nome che non evoca il turismo da cartolina, ma i vicoli umidi di Barcellona, la vita notturna che rifiuta la luce rassicurante.
Non è un bar come gli altri. Qui i drink diventano racconti liquidi, parabole di ribellione e desideri indicibili. Ogni bicchiere è un viaggio nei margini: leggende dimenticate, atmosfere gotiche, paesaggi notturni che affiorano appena oltre la soglia del visibile. È un rifugio per anime inquiete, per chi cerca nello sguardo obliquo un senso più vero della realtà.
Il Barri Gòtic non vive di consumo rapido. Sta accanto alle mostre, si intreccia con performance e laboratori, accompagna le visioni di fotografi, musicisti e artisti visivi. Diventa amplificatore di immaginari, spazio di confronto e di scambio, luogo dove il bicchiere non chiude la serata ma apre possibilità di pensiero.
C’è un respiro pasoliniano in questa scelta: far convivere il corpo e la parola, la materia e il simbolo. Un bar che diventa scena, comunità temporanea, teatro dentro il teatro. Un bar che non intrattiene ma interroga, che chiede di sostare, di guardare, di ascoltare.
Presto le luci soffuse accoglieranno chi è disposto a oltrepassare la soglia. Per scoprire che anche bere, se collocato nell’ombra giusta, può essere atto di libertà.
Presto ne sapremo di più.