Martina Stefanoni è Pelle e attraversa le pose come una presenza che resta in tensione, sempre sul punto di accogliersi. Il suo corpo entra nell’immagine esposto, attraversato da una luce che incide senza cercare equilibrio. La figura si apre come una soglia, un punto sensibile in cui affiorano tracce che appartengono a una dimensione più profonda del visibile.
La pelle si mostra come materia viva, instabile, percorsa da stratificazioni che trattengono il tempo. Diventa profondità portata in superficie, luogo in cui ogni variazione conserva una memoria del passato, bella o brutta che sia. Le posture custodiscono una tensione trattenuta, i gesti emergono come frammenti di qualcosa che continua a muoversi sotto la soglia dell’immagine, creando quel movimento immaginario tanto auspicato dai fotografi.
Martina si espone a questo processo con una presenza piena, oltre la pazienza del momento atteso. Il corpo resta disponibile, attraversabile, capace di accogliere una trasformazione che si compie nello spazio dello scatto. La vulnerabilità prende forma come condizione concreta, un’apertura che lascia emergere una verità difficile da contenere.
La fotografia di Emiliano Bartolucci si muove dentro questa materia con attenzione, seguendo il ritmo interno della figura. Il nero costruisce un ambiente denso, quasi primordiale, da cui il corpo affiora lentamente. La luce incide e trattiene, porta alla superficie segni e tensioni che restano in equilibrio instabile.
Nel lavoro condiviso con Erica Appiani, l’immagine si stratifica. Gli interventi aprono la figura, la spingono verso una dimensione in cui il corpo resta presente ma si carica di una vibrazione ulteriore. La carne si avvicina al simbolo senza perdere peso, mantenendo una forza concreta che continua a radicare l’immagine.
Durante la presentazione alla libreria Tana Libri per Tutti, in uno spazio raccolto, questa tensione ha trovato un terreno comune. Le reazioni hanno restituito un coinvolgimento profondo, come se ogni immagine avesse attivato un passaggio personale. Martina appare distante, quasi appartenente a un tempo già attraversato, e insieme estremamente presente, capace di restituire qualcosa che continua a muoversi nello sguardo di chi osserva.
Pelle prosegue il suo cammino attraverso luoghi diversi, mantenendo questa prossimità. Martina resta il centro silenzioso di una ricerca che attraversa il corpo e si apre a una dimensione più ampia. Una tensione che si rinnova, un movimento che continua a generare immagini, una forma che resta viva mentre si trasforma.