Roma, settembre 2025. Non la città da cartolina, ma quella delle periferie, dei margini, delle borgate che Pasolini aveva eletto a scenografia del suo cinema e a corpo vivo della sua scrittura. È qui che si colloca Mediterrànies – Fotografie, città, visioni pasoliniane, workshop fotografico creativo in programma dal 15 settembre al 18 ottobre al Teatro Porta Portese, a cura di Emiliano Bartolucci, Erica Appiani e Bhagya Weerasinghe.

Il laboratorio nasce all’interno di Pasolini, Art Visual. Territorio, progetto vincitore del bando Roma Creativa 365, e si propone come esperienza gratuita e accessibile a partecipanti con livelli diversi di esperienza fotografica. Non un corso tradizionale, ma un percorso che intreccia ricerca visiva, sperimentazione tecnica e immaginario poetico. L’obiettivo: confrontarsi con le visioni pasoliniane degli anni ’60 e ’70 e restituirne, attraverso la fotografia, il potenziale di critica e di ribellione nello sguardo contemporaneo.

Il programma alterna moduli teorici e pratici, con lezioni in presenza e online, dirette streaming e incontri integrativi. I temi scelti seguono un filo diretto con il cinema di Pasolini – Il Vangelo secondo Matteo, Teorema, Medea – e diventano materia di esercitazione per costruire ritratti, autoritratti, set ricostruiti e ambientazioni teatrali che evocano le atmosfere urbane e simboliche dei suoi film. La fotografia è al centro, ma in dialogo con altre pratiche: pittura su stampa fotografica, body painting, scenografia, fino alle incursioni nella realtà virtuale con l’uso dei visori Meta Quest.

Le attività prevedono sessioni di scatto, editing, sperimentazioni analogiche e digitali, prove di postproduzione e momenti di confronto collettivo. Al termine, dal 15 ottobre, è in programma una mostra collettiva con le opere realizzate dai partecipanti: un’esposizione che diventa parte integrante del processo formativo, non semplice vetrina ma restituzione critica di un percorso condiviso.

I tre curatori portano prospettive diverse ma complementari: Bartolucci, fotografo e autore visivo, lavora sul rapporto tra corpo, memoria e paesaggio urbano; Appiani, pittrice e performer, porta il segno scenografico e corporeo; Weerasinghe, illustratrice e visual artist, intreccia collage, fotografia e narrazione simbolica. Il contesto scelto, il Teatro Porta Portese, contribuisce a rafforzare l’impianto interdisciplinare: uno spazio storico della città che negli ultimi anni si è trasformato in centro di formazione artistica, aperto a linguaggi contemporanei e progetti sperimentali.

Mediterrànies non è dunque un laboratorio che guarda indietro per esercizio nostalgico, ma un dispositivo di attualizzazione. Pasolini vi entra come figura guida e come nodo critico: il suo sguardo radicale sulle periferie, i corpi e i conflitti sociali viene rimesso in circolo in chiave fotografica e collettiva. La sfida è rinnovare quell’energia, tradurla in immagini capaci di parlare al presente e ai suoi margini.

In questo senso, il laboratorio non si limita a insegnare tecniche ma invita a ripensare la fotografia come linguaggio critico e performativo. Uno strumento che documenta, certo, ma che sa anche immaginare, disturbare, aprire altre possibilità di visione. E Roma, con le sue periferie sempre in bilico tra marginalità e reinvenzione, diventa ancora una volta teatro di questa tensione.