Allora, fermiamoci un attimo e guardiamo le immagini di Yael Martínez, fotografo messicano dell’agenzia Magnum. Non sono scatti da premio facile, non sono cartoline patinate da festival. No: sono persone vere, sospese in campi improvvisati ai margini di Città del Messico, bloccate perché Washington ha deciso che chiedere asilo dev’essere un percorso a ostacoli degno di un film horror burocratico. Echoes of Uncertain Silence, presentato a Cortona on the Move e visitabile fino al 2 novembre 2025, racconta ciò che la politica fa finta di non vedere: la vita sospesa, la violenza quotidiana, la negazione dei diritti più elementari.

E qui, iniziamo a farci male sul serio. La fotografia di Martínez non è neutra, non è innocua: è un manifesto che manda in tilt tutta la narrativa comoda della buona coscienza politica. Mentre noi discutiamo di quote, tweet e retorica buonista, questi uomini e donne vengono lasciati soli, esposti a estorsioni e rapimenti. E sapete qual è la cosa meravigliosa? Nessuno dei nostri paladini della giustizia sociale li considera davvero, se non a parole, come numeri da usare per slogan elettorali, di qua o di là.

Ma Martínez non si limita a documentare: incalza, disturba, costringe. Ogni volto è una domanda: chi li sta proteggendo? Chi ci pensa davvero? La risposta, spoiler, è nessuno. E mentre la politica europea e italiana parla di sicurezza, legalità e narrativa civile come se fosse un gioco da tavolo, laggiù la realtà prende a pugni chi guarda dall’alto della propria indifferenza.

Andate a Cortona. Guardate le immagini fino al 2 novembre 2025. Fermatevi. Respirate. Non è estetica da feed. È rabbia, è indignazione, è la prova che la fotografia può ancora raccontare ciò che la politica ignora.